Il tema centrale dell’edizione 2012 del Salone del Libro di Torino è stato la “Primavera digitale”, ossia la profonda trasformazione che da un po’ di tempo sta interessando il mondo editoriale, un mondo dove i libri diventano ebook ma il lettore è ancora molto legato al profumo della carta stampata.

Uno dei protagonisti della primavera digitale è sicuramente il self publishing, un fenomeno in grande crescita che consente ad autori emergenti e non, di pubblicare da soli (e praticamente gratis) la propria opera e alle case editrici di stampare “on demand” o scovare nuovi talenti da trasformare in autori promettenti e di successo.

Ma come funziona esattamente?

Con il self publishing diventare editori di se stessi è davvero facile e immediato.

Basta registrarsi ad uno dei tanti portali dedicati e, in pochi semplici step, la propria “creatura” è pronta per essere sfogliata ed apprezzata da tanti lettori.

Le piattaforme di self publishing rappresentano una sorta di vetrina virtuale dove esporre le proprie opere letterarie. Il meccanismo che li accomuna è pressappoco questo.

Innanzitutto scegli il formato, imposti nome dell’autore e titolo dell’opera, carichi il file contenente il tuo manoscritto, decidi il prezzo di copertina e ti lasci guidare dalla procedura di pubblicazione.

Tra i principali servizi ricordiamo Lulu.com, la nota piattaforma americana nata nel 2002 dalla mente di Bob Young, il personaggio che ha dato il via al fenomeno del self publishing.

Su Lulu è possibile realizzare sia libri cartacei che ebook. Una volta creato il libro, l’autore può decidere di stampare delle copie da distribuire in autonomia o scegliere l’opzione “print on demand” in base a cui vengono stampate solo le copie effettivamente acquistate.

Anche in Italia la pratica comincia a raccogliere successi. Il motivo?

Semplice. Il settore dell’editoria sta attraversando un periodo di profonde trasformazioni di cui non si può non prendere atto. L’editoria digitale è una realtà ormai pienamente affermata e in un contesto così mutato, fenomeni come il self publishing rappresentano una grande risorsa.

Se gli autori possono scegliere di fare a meno delle case editrici, queste ultime saranno di certo spinte a migliorare la qualità del proprio operato.

Tra i servizi italiani più utilizzati c’è ilmiolibro.it ideato e promosso dal gruppo editoriale L’Espresso.

Su ilmiolibro.it l’autore ha uno spazio personale dove presentare e mettere in vendita il proprio libro mentre ai lettori viene data la possibilità di leggerne in anteprima i primi capitoli così da testarne lo stile ed eventualmente procedere all’acquisto.

Inoltre ilmiolibro.it consente di promuovere la propria opera su Repubblica.it e venderla su lafeltrinelli.it.

Ma ciò che distingue ilmiolibro.it dagli altri servizi di self publishing italiani è la possibilità d pubblicare il libro con il codice ISBN che ne garantisce l’ingresso nel catalogo ufficiale dei libri pubblicati in Italia.

Ma ora è arrivato il momento di giungere al sodo.

Perché scegliere il self publishing? Quali sono i vantaggi?

Grazie al self publishing è possibile:

•    Pubblicare e commercializzare il proprio libro in modo semplice e soprattutto veloce

•    Avere il pieno controllo sul libro per tutte quelle decisioni che vanno dalla correzione bozze al formato  della copertina

•    In relazione al punto precedente, l’autore può però servirsi di servizi editoriali professionali online per garantire la qualità dell’opera

•    Mantenere il copyright sul libro

•    Evitare il rischio dell’invenduto grazie all’opzione del print on demand

•    Guadagnare. Grazie al self pubishing l’autore percepisce la gran parte degli introiti derivanti dalla vendita del libro.

Ma si sa, quando si parla di “pro” inevitabilmente spuntano fuori anche i “contro”.

L’aspetto più evidente è che il self publishing richiede un grande lavoro di promozione o per meglio dire di personal branding. L’autore, soprattutto se esordiente, deve essere molto abile nel destreggiarsi tra blog e social network per creare una buona comunità online a cui rivolgersi e aggiudicarsi la propria fetta di mercato. Si tratta di un’attività che richiede tempo, continuità e costanza.

Ma paradossalmente è proprio sull’aspetto social che il self publishing fonda il proprio successo.

C’è, dunque, qualcosa che l’editoria tradizionale può imparare dal self publishing?

Premesso che una forma non esclude l’altra e che ogni scrittore è in grado di individuare il canale che meglio si adatta alle proprie esigenze, le case editrici possono imparare dal self publishing a:

•    stabilire un rapporto diretto e di fiducia con i propri lettori

•    acquisire una visibilità potenzialmente illimitata

•    migliorare le proprie politiche di pricing per incrementare le vendite

•    individuare nuovi percorsi di scouting letterario

In definitiva, se il marchio di un editore rappresenta ancora un forte elemento di distinzione, un “davvero ben curato questo blog” o un “se ne sente sempre più parlare su twitter” forse potrebbero giovare di più all’immagine dell’autore.

Assunta Rea

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