Nel post di oggi si parla di cosa decreta il successo di un’azienda su Twitter e del perché non basta twittare o retwittare per suscitare l’interesse altrui. E di quanto sarebbe utile un misuratore della percentuale del silenzio.

“Twitter è uno strumento importante per le aziende”, “Le aziende su Twitter riescono ad entrare in contatto con i propri clienti, a rafforzare il rapporto con loro”, “Su Twitter è importante seguire le conversazioni…”

Alzi la mano chi non ha mai letto frasi di questo genere.

Il problema è che tutti ti dicono a cosa serve, quali sono i suoi strumenti, ma nessuno in realtà ti spiega le vere dinamiche, quelle che fanno sì che un profilo abbia successo in termini di follower, menzioni e quant’altro.

Ma forse non è nemmeno questo il problema reale.

Il punto è che fino a che non ci sbatti la testa, tu, in prima persona, certe dinamiche che sono proprio lì sotto al tuo naso, non le vedi nemmeno.

Devi sperimentarlo sul campo.  Del resto è una sorta di iniziazione. Una volta che l’hai superata entri a far parte anche tu del fantastico mondo dei social network. Ma prima di quel fatidico momento devi fare i conti con il silenzio. Altro che cinguettii…

Andiamo per gradi, raccontiamo la storia dall’inizio. Più  o meno le cose di solito vanno in questo modo.

La tua azienda decide di aprire un profilo su Twitter. In qualità di responsabile social inizi a followare persone, a twittare quello che fa la tua azienda, post, link e citazioni. Lo fai con un certo orgoglio, perché conosci bene il lavoro e la professionalità del tuo team.

Nel frattempo passano mesi, ma la situazione sembra stazionaria.

Ogni tanto qualcuno si ricorda di te per un link interessante che hai tweetato, qualcun altro ti menziona per una frase intelligente che hai scritto. Nulla di più. E intanto aspetti. Aspetti  che le conversazioni abbiano inizio. Ma invece dei famosi cinguettii senti solo silenzio.

Dovrebbero creare una sorta di misuratore del silenzio, di silence rate. Maggiore è la percentuale del silenzio che ti circonda più vicino è il fallimento.

E’ proprio in quel momento che capisci che la strada intrapresa non è quella giusta. Prendi con rabbia il libro di social network che hai studiato prima di addentrarti nel fantastico mondo, cercando di trovare risposte alle tue angoscianti domande: perché il mio account non ha successo su Twitter? quali sono i miei errori?

E la risposta la trovi  proprio in quelle frasi che prima che ti buttassi nella mischia social non sembravano avere significato: costruire relazioni, coinvolgere il pubblico.

Capisci quindi che la professionalità su Twitter trova altri canali per esprimersi e per avere un reward.

Ad essa devi aggiungere un paio di ingredienti: la capacità di costruire relazioni, l’arte del copywriting.

Lo spiega, anche meglio, Cindy King, international sales specialist:

Following the right people on Twitter was key. There are some people very gifted at building relationships on Twitter. As I followed these online community builders, I realized that some of them are also excellent direct response copywriters. They get their Twitter followers to take action“.

Fonte: CopyBlogger Blog.

E’ questo il duro lavoro del social media manager: coniugare l’animo del community builder, quindi esperto nel costruire relazioni, con il talento del copywriter.

Il social media manager crea relazioni, crea conversazioni con i suoi follower, li avvicina sempre di più al suo business.

Allo stesso tempo sa giocare con le parole, le sa combinare in 140 caratteri, dando vita ad headlines efficaci.

Less is more è ciò che tiene a mente quando propone un link o dà il via a conversazioni. Ma anche il concetto di unicità dei suoi contenuti e quello di urgenza che deve trasmettere ai suoi lettori di compiere una determinata azione.

Il copywriting su Twitter è molto competitivo: è la sfida quotidiana di far emergere un link, una conversazione, un sondaggio tra innumerevoli link, conversazioni, sondaggi.

E’ l’abilità a mantenere la promessa di un beneficio in cambio del tempo prezioso dei lettori.

Su Twitter le aziende si fanno pubblicità attraverso i contenuti.

Advertising is content. E il social media manager è contento quando accende conversazioni su ciò che gli sta più a cuore, la sua azienda.

Simona Fiore

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