“Tutto ha avuto inizio con il nostro post di Capodanno…”.

Lei si chiama Rachele Muzio, lui Andrea Ferrazzi.

Lei realizza progetti on line “women-oriented”, lui “slow-oriented”. Tante  le passioni e gli interessi in comune, dal web alla scrittura, dall’editoria all’attività social.

Ma cosa li avrà mai spinti a partecipare alla nostra intervista doppia?

Scopriamolo subito insieme.

 

1.    Benvenuta Rachele, benvenuto Andrea. Pronti?

Rachele: Molla pure gli ormeggi.

Andrea: Via.

2.    Il tuo mestiere in un tweet.

R: Content Manager appassionata di storytelling e Information Architecture: mi occupo di tessere pixel per farne abiti confortevoli da indossare.

A: Giornalista e consulente di comunicazione. Attualmente in Consiglio regionale del Veneto. Del doman, non v’è certezza…

3.    Quando e come hai cominciato?

R: Ho cominciato nel 2004 dopo la discussione della mia tesi di laurea. Al posto della ricerca con la copertina in similpelle avevo realizzato un sito web su cinema e teatro elisabettiano analizzando le allora acerbe questioni dei diritti in rete e del web writing. Chiesi alla mia relatrice, Paola Bono, di fare una foto ricordo insieme e lei 20 secondi dopo mi chiese di fare il sito di DWF, una storica rivista di pensiero delle donne. Mi ritrovai a (ri)organizzare per la fruizione online trent’anni di storia trasformata dal movimento femminista. Da quella responsabilità nacque il mio amore per l’architettura delle informazioni.

A: A 17 anni ho iniziato a scrivere per giornali locali: il mio primo articolo sulla scomparsa delle farfalle dalle nostre montagne. Poi una lunga esperienza al Gazzettino e una breve al Corriere del Veneto, inserto regionale del Corriere della Sera. Sono stato portavoce del sindaco di Belluno. Quindi titolare di un’agenzia di comunicazione e fondatore di un quotidiano on line. Adesso vivo una nuova esperienza professionale.

4.    Il primo pensiero quando hai aperto la nostra mail d’invito?

R: Ommioddio! Già hanno pensato alle domande! Vuoi vedere che fa prima Andrea in barba alla sua #slowcommunication?! E così è stato :-p

A: Vediamo quali sono le domande, giusto per vedere se riesco a rispondere o se devo studiare…

5.    Raccontaci un po’ del tuo progetto.

R: Co-winning® , #cowinning su Twitter, è un format di marketing low budget utile per associazioni e PMI che nasce dalla filosofia 2.0 dello sharing e mette in circolo visibilità basata sulla narrazione, sulle relazioni e sui punti di forza di prodotti e servizi. L’ideazione è stata rocambolesca. Nel 2012 il mio blog Webpersignore è arrivato in finale al premio DonnaèWeb e avevo a disposizione un talk di 5 minuti per raccontare il mio modo di lavorare in rete. Per quei 5 minuti in 48 ore ho ideato Co-winning® che racchiude non solo quello che ho imparato lavorando su progetti e con persone diverse ma anche il mio modo di vedere e vivere il mondo. Il funzionamento è reticolare e inclusivo: chi partecipa mette sul piatto i propri prodotti o servizi e i media partners che scelgono di entrare nella rete hanno il vincolo di citare e linkare tutti gli altri nei contenuti che produrranno. In questo modo chi partecipa ad ogni livello lo fa con quello che ama e sa fare meglio e della professionalità di ciascun partner godono tutti gli altri.

Co-winning® all’inizio è stato un esperimento ben riuscito per provare che in Italia, nonostante la crisi, ci sono ancora persone e aziende con la voglia di partecipare a progetti che promuovono valori positivi e che hanno il loro punto di forza nelle passioni e nelle relazioni dentro e fuori la rete.

Co-winning® oggi, a distanza di poco più di un mese dalla sua nascita, sta muovendo i primi passi per diventare grande grazie alle cure, alla professionalità e agli esperimenti social-alchemici del gruppo coinvolto in partenza. In effetti non mi sento a mio agio a parlare di Co-winning® come di un mio progetto ma preferisco parlarne come di una mia idea per il nostro progetto.

A: Slow Communication è, senza dubbio, il progetto più importante della mia vita, quello a cui credo di più. Avverto, sempre più forte, la necessità di promuovere una nuova cultura digitale, più responsabile e meno succube di posizioni ideologiche.

6.    Per te Cowinning è…

R: Il bicchiere mezzo pieno anche per chi è abituato a vedere bicchieri mezzi vuoti.

A: Un progetto intelligente che valorizza le caratteristiche positive della rete.

7.    Slow Communication vuol dire…

R: “Slow Communication mi sembra rapportabile alla filosofia dell’otium latino trasposta nel nostro mondo 2.0. Un lusso vitale all’intelletto e alla creatività ma allora come oggi lusso per pochi e come tale desiderato. Anzi mi correggo. Agognato”

A: Una nuova cultura digitale. Dobbiamo avere la consapevolezza che è necessario anche saper dire “no” alla tecnologia: la sua presenza non è e non può essere un fatto scontato. Dobbiamo imparare a ridefinire il suo ruolo all’interno della nostra vita. Qual è il modo migliore di utilizzare la risorsa tecnologica, senza che essa condizioni negativamente la nostra vita?

8.    Pensi che tra voi possa nascere qualcosa (professionalmente, s’intende)?

R: Slow Communication e Co-winning® sono progetti che hanno radici nella realtà in cui viviamo caratterizzata da una velocità che neanche il pennello di Boccioni saprebbe catturare ma anche pervasa da uno spirito neoumanistico di conoscenza e condivisione. Andrea si è ispirato alla filosofia etica e sostenibile di Slow Food e Cittaslow mentre io alla cultura dello sharing, figlia (anche) della crisi. Per noi il fulcro della comunicazione sono le persone e non le tecnologie di cui si servono, diamo grande importanza alla narrazione, alle relazioni e alla conoscenza del mondo reale: tutto questo lo abbiamo portato nei nostri progetti e sono basi comuni sulle quali certamente si può lavorare insieme.

A: Diciamo che l’interesse comune per un utilizzo intelligente e soprattutto responsabile delle nuove tecnologie può essere il terreno comune dove possono nascere progetti condivisi. Professionali, s’intende.

Assunta Rea

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