Quali saranno le sorti del libro? In che modo si sta modificando la nostra idea del libro? Con gli e-book reader ci stiamo avvicinando davvero alla realizzazione del sogno di ogni bibliofilo, quello di poter avere a nostra disposizione, in versione tascabile (o quasi), tutti i libri del mondo? Ne abbiamo parlato con Gino Roncaglia nell’intervista che segue.

Il desiderio di poter disporre della biblioteca più ricca del mondo in versione tascabile appartiene da sempre al lettore amante del libro, come Gino Roncaglia spiega nel suo libroLa quarta rivoluzione – Sei lezioni sul futuro del libro”.

A dimostrazione di ciò Roncaglia cita il racconto di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, La scelta della sposa, pubblicato nel 1819, in cui ad uno dei protagonisti, il cancelliere Tusmann, bibliofilo appassionato e incubo dei bibliotecari, viene dato in dono un libricino “fatato: “…rilegato in pergamena che, aperto, rivelò soltanto delle pagine bianche.” Si tratta di un libro magico grazie al quale Tusmann può avere a sua disposizione la più ricca biblioteca del mondo e portarla con sé. Gli basta, infatti, pensare ad un’opera che non è mai riuscito a trovare o che per sbaglio ha buttato via ed ecco che le pagine bianche si trasformano nel libro desiderato.

Il libro di Roncaglia ci guida magistralmente lungo il percorso che caratterizza la storia delle quattro rivoluzioni che hanno influenzato culturalmente e socialmente l’umanità, dall’invenzione della scrittura all’e-book. La nostra epoca è attraversata da una grande rivoluzione, la quarta per l’appunto, il passaggio dal libro all’e-book, che sta trasformando l’idea stessa del libro e avvicinando sempre più i bibliofili ad un mondo che fino ad ora avevano disdegnato.

1. “La quarta rivoluzione – Sei lezioni sul futuro del libro” è il titolo del libro: perché “quarta rivoluzione” e come mai la scelta di strutturare il libro in lezioni?

Una delle considerazioni alla base de “La quarta rivoluzione” è che il libro sia da sempre anche un prodotto tecnologico: la storia del libro e della scrittura è una storia che è fatta anche di cambiamenti – e di alcune vere e proprie rivoluzioni – che riguardano le forme e gli strumenti della lettura. Naturalmente, la prima di queste rivoluzioni è l’invenzione della scrittura, e il conseguente affiancarsi di testi scritti alla pratica della comunicazione orale. Una seconda rivoluzione è stata poi rappresentata dal passaggio dal rotolo al libro paginato (il ‘codex’). C’è poi naturalmente la rivoluzione gutemberghiana, l’invenzione della stampa. E, oggi, la quarta rivoluzione: il passaggio al digitale dei libri e delle interfacce di lettura.

Una rivoluzione che ho cercato di affrontare in una forma il più possibile accessibile e piacevole. Per questo ho organizzato il testo in ‘lezioni’: conservando – per quanto possibile – la forma di una esposizione didattica, con una forte struttura narrativa, più che quella di un tradizionale lavoro di ricerca.

2. Quanti e quali significati possiamo attribuire alla parola “libro”?

Il termine ‘libro’ ha in effetti molti e diversi significati: dall’oggetto fisico (la particolare copia di un libro, magari con la copertina macchiata o un segnalibro a pagina 34) all’edizione (il ‘libro’ a cui corrisponde un certo codice ISBN, un certo numero di pagine ecc.), all’oggetto testuale  (che può avere diverse edizioni e traduzioni), fino ad arrivare a un oggetto intellettuale che conserva una sua identità anche nella traduzione da una lingua all’altra (posso così dire, ad esempio, che Delitto e castigo è un bellissimo libro, anche se non conosco il russo). E, proprio come il termine libro, anche il termine e-book ha molti significati: ma nel caso dell’e-book il legame fra testo e supporto fisico è esso stesso labile e modificabile: un testo non è ‘legato’ al suo supporto, può spostarsi liberamente attraverso la rete, ed essere utilizzato su dispositivi di lettura diversi.

3. Quali sono le attuali dinamiche socio-culturali oltre a quelle tecnologiche che stanno favorendo il passaggio all’e-book?

La prima considerazione da fare è che noi utilizziamo già il formato digitale per moltissimi tipi di informazione e di codici comunicativi: ascoltiamo la musica ormai quasi unicamente in digitale, scattiamo le fotografie con macchine fotografiche digitali (e le guardiamo sul computer), giriamo in digitale i film e guardiamo la televisione su canali digitali, terrestri o satellitari, usando televisori anch’essi digitali. Anche nel caso dei testi, dalle pagine web alla posta elettronica, dai messaggi SMS agli scambi via social network, molta parte della nostra comunicazione scritta passa ormai dal formato digitale. L’idea che solo il libro potesse restare immune da questa rivoluzione era evidentemente poco plausibile, e del resto questa immunità sarebbe stata culturalmente rischiosa: i nativi digitali vivono in un universo comunicativo largamente legato ai nuovi media, e avrebbero finito per percepire il libro come un qualcosa di estraneo al loro mondo e alle loro abitudini. D’altro canto non dimentichiamo che, anche indipendentemente dall’e-book, gli stessi libri a stampa sono già in qualche misura divenuti digitali: gli autori scrivono al computer un testo che viene inviato alla casa editrice via posta elettronica, elaborato redazionalmente sui computer dell’editore, trasferito ancora via rete a quelli del tipografo, impaginato in digitale, e stampato solo alla fine: il tradizionale libro su carta si è in sostanza già trasformato da tempo in un dispositivo di lettura per e-book. Oggi cominciamo ad avere dispositivi digitali che sfidano il libro su carta anche come interfacce di lettura, ed era una evoluzione largamente prevedibile, sia dal punto di vista tecnologico sia da quello culturale.

4. Perché gli e-book reader attuali non sono ancora in grado di garantire un’esperienza di lettura capace di sostituire il libro al 100%?

Al momento disponiamo di due tipologie di e-book reader: quelli basati su carta elettronica, che non stancano la vista e assomigliano molto al libro tradizionale, ma ai quali mancano ancora il colore e la capacità di gestire filmati e animazioni, e i tablet multimediali, come l’iPad, che permettono di lavorare anche con contenuti multimediali ma emettono luce e si leggono male sotto la luce solare diretta. In questo momento, nessuna delle due categorie riunisce tutti i vantaggi del libro: i lettori digitali sono più costosi, più fragili, richiedono batterie… Ma passo dopo passo stiamo riducendo gli svantaggi e aumentando i vantaggi. E la possibilità di conservare su un unico dispositivo migliaia di volumi diversi, rappresenta già oggi un vantaggio particolarmente rilevante, soprattutto per i lettori forti. Un vantaggio a cui si aggiungeranno le prospettive nuove della multimedialità e del social reading.

5. Progetti di digitalizzazione libraria (Google Books ne è un esempio sotto molti aspetti controverso) e conservazione digitale dei libri a quali condizioni si possono realizzare?

Occorrono strumenti condivisi per gestire i diritti d’autore, in modo rispettoso delle prerogative di autore ed editore ma anche del diritto sociale alla diffusione e accessibilità del sapere. Occorrono strumenti di digitalizzazione accurati, e l’uso di formati aperti e condivisi per la codifica dei testi e delle loro caratteristiche strutturali. Occorre la capacità di descrivere in maniera standardizzata ed efficace i dati bibliografici (e in generale i cosiddetti ‘metadati’) relativi ai libri che digitalizziamo. E occorre soprattutto la percezione che la digitalizzazione del nostro patrimonio librario è un’impresa culturale di enorme importanza, in grado di cambiare radicalmente il nostro rapporto con il patrimonio culturale del passato, rendendolo molto più accessibile e usabile.

6. Esaminando i vari ruoli che interessano la filiera editoriale, dalla mediazione culturale alla promozione, alla distribuzione, quali sono quelli soggetti maggiormente a cambiamento e in che modo questo settore può rimettersi in gioco per non correre il rischio di vedere alcune delle proprie professioni destinate a soccombere?

Cambiamenti sono ovviamente inevitabili in tutta la filiera editoriale. Sono convinto, in particolare, che la rivoluzione digitale cambi certo le forme di tutte le professionalità legate alla mediazione informativa (dall’editore al bibliotecario), ma non ne riduca – ed anzi ne rafforzi – il ruolo. Gli editori dovranno però abituarsi a esplorare anche strade nuove, sia relativamente alla ‘forma-libro’ (ai libri tradizionali, prevalentemente testuali e lineari, si affiancheranno anche esperimenti legati a contenuti multimediali e a organizzazioni non lineari dei contenuti), sia relativamente alla protezione e gestione dei diritti. Proprio in quest’ultimo settore servirà grande capacità di innovazione: le protezioni troppo ‘rigide’ e modelli di prezzo troppo alti rischiano di  favorire la pirateria e danneggiare gli editori più che salvaguardarli.

Più problematica è certo la situazione di librai e librerie. La necessità di luoghi fisici di vendita distribuiti sul territorio si indebolisce già con la creazione delle grandi librerie on-line, e tende progressivamente a venir meno con il passaggio al digitale dei contenuti.

Difficile, dunque, che la sopravvivenza delle librerie possa affidarsi solo al libro come oggetto fisico e al fascino del libraio-amico (che del resto, nell’epoca dei mega-store, si avvicina ormai ad essere solo un mito romantico). Una prospettiva assai più interessante potrebbe essere invece rappresentata dalla progressiva trasformazione di molte librerie in circoli di lettura e di servizio attorno al libro, in cui sviluppare anche in presenza l’aspetto sociale della lettura. Una prospettiva che potrebbe portare ad avvicinare ancor più, in futuro, librerie e biblioteche.

7. Nel futuro del libro l’e-book riuscirà a vincere le resistenze dei bibliofili?

Credo proprio di sì. Già oggi, l’e-book è utilizzato soprattutto dai lettori ‘forti’, e i dati ricavati dall’analisi delle abitudini degli utenti Amazon che hanno comprato un Kindle ci dicono che questi lettori acquistano più libri di quanto non facessero su carta. Certo, la nostra generazione resta fortemente legata anche al libro su carta, che non scomparirà certo da un momento all’altro, e che continueremo ad utilizzare ancora per moltissimo tempo. Ma chi ama i libri continuerà ad amarli anche sui dispositivi di lettura digitali; l’importante è continuare a leggere, e continuare ad avere buoni libri da leggere, indipendentemente dal loro supporto.

Simona Fiore

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